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30/05/2019, 20:20

Storia, Star Trek



STAR-TREK-:-Come-Paramount-ha-quasi-schiacciato-il-Franchise
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 È sempre stato uno dei Franchise più promettenti della Tv, ha raggiunto il successo, eppure in passato ebbe una brusca frenata sul più bello.



Negli ultimi 2 anni Star Trek sta godendo una rinascita sul piccolo schermo grazie a CBS All Access, tuttavia, all’inizio degli anni 2000, il franchise fu affossato da decisioni discutibili da parte della Paramount, allora unica detentrice dei diritti, sia televisivi che cinematografici.

Cerchiamo ora tornare indietro nel tempo, per conoscere e capire le motivazioni di questo declino.

Negli anni ’90 Star Trek  poteva essere considerata una delle saghe fantascientifiche tra le più popolari. Il cast della serie originale nel 1991, con l’acclamato film Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto, salutò per l’ultima volta il pubblico.

Fu nel 1987 che Star Trek: The Next Generation vide la luce, per divenire ben presto un vero fenomeno culturale. Nelle ultime stagioni, infatti, lo show raggiunse un alto livello di gradimento, pari ad altri telefilm dell’epoca, divenne infatti, durante tutta la sua produzione,  lo spettacolo più redditizio della televisione.

Nel 1993 fu lanciato Star Trek: Deep Space Nine e, nel perfetto stile Roddenberryano, presentò per la prima volta nella serie un protagonista di colore: il Comandante Benjamin Sisko, interpretato da Avery Brooks.

E’ necessario comunque dire che la distribuzione di allora era più capillare, perchè TNG fu prodotta in Syndacation, per essere venduta a diverse emittenti sul territorio degli States, e non relegata ad una singola stazione televisiva.


La qualità era così elevata che iniziò ha sfidare gli standard di produzione, con scritture ricercate ed un cast di talento.

Nel 1994 TNG ottenne una nomination agli Emmy, quale migliore serie drammatica, uno dei pochissimi prodotti sci-fi ad aver avuto questo onore.

Detto tutto ciò, come fece Star Trek, in meno di un decennio, a perdere così tanto terreno, quasi da rischiare l’oblio? Non fu certo una sola decisione a far implodere il franchise, piuttosto un ciclo di mosse errate dalle quali solo ora ne sta uscendo.

Fu nel 1994, l’anno in cui The Next Generation raggiunse la maggiore popolarità, che la Paramount e Rick Berman decisero di terminare la serie, dopo un totale di sette stagioni. 

Molte Serie TV  solitamente vengono chiuse per calo di ascolti. Qui invece la cancellazione non aveva nulla a che fare con queste considerazioni artistiche. La sua brusca chiusura fu in gran parte presa per motivi di avidità della stessa multinazionale.

Di solito la settima stagione è il momento nel quale le serie tendono ad avere costi di produzione molto più elevati, poiché i contratti con il cast e la produzione terminano e i nuovi accordi tendenzialmente più onerosi, sopratutto se la serie funziona.

Dopo la chiusura dello show, il cast di TNG prese il posto lasciato vuoto da Kirk e compagni, nella cinematografia della Saga.

Ed ecco che nel 1995 si accesero i riflettori su una nuova serie Trek: Voyager, con un cast dal costo più contenuto.Venne anche deciso che questo nuovo show sarebbe stato il traino della UPN, una nuova rete televisiva legata alla  Paramount.

Per quanto riguarda il cast di TNG, gli Studios pensarono che il pubblico si sarebbe recato nei cinema per vedere Picard e Data  ogni due o tre anni, con dei buoni incassi al botteghino, cosa che purtroppo successe raramente.


Il debutto su UPN di Star Trek: Voyager fu buonissimo. Lo show vide per la prima volta un donna sedersi sulla poltrona del Capitano: Kathryn Janeway interpretata da Kate Mulgrew

Voyager ha certamente un buon numero di fan ed alcuni personaggi azzeccati, ma fu subito evidente che non era all’altezza di The Next Generation. Oltre alla Mulgrew e a Robert Picardo (il dottore olografico), il cast era irrilevante, la scrittura era fiacca e spesso riciclata dalle trame di TNG. Oltretutto, dal momento che si trattava di una serie prodotta da una rete e non in Syndication,  fu data in pasto alle ingerenze e preoccupazioni Auditel da parte del network.

Il Capitano Kathryn Janeway ed i suoi compagni proseguirono zoppicando il loro viaggio, per un totale di sette stagioni.  Lo show non si avvicinò mai alla qualità narrativa della precedente serie.

Per ironia della sorte, Paramount considerava  Deep Space Nine un prodotto di scarso valore rispetto a Voyager, facendo così dirottare le risorse promozionali verso quest’ultima.

DS9 terminò nel 1999, con un modesto successo all’epoca, ma il tempo le ha restituito la giusta importanza. Una serie che presagì molti dei modi in cui la televisione sarebbe stata realizzata nel 21° secolo.


Il Capitano Jean-Luc Picard, William Riker, Data e soci ebbero non pochi problemi sul grande schermo. Dal 1994 al 2002 vennero prodotti quattro capitoli cinematografici e, ad eccezione di Star Trek: Primo contatto, nessuno di loro fu ben accolto,

Star Trek: La Nemesi chiuse questo ciclo in maniera deludente, perché accolto in maniera pessima sia dal pubblico che dalla critica. Un vero disastro dal punto di vista finanziario.

Nella fretta di massimizzare i profitti, Paramount e Rik Berman trascurarono un fattore chiave che li condannò su diversi fronti. Star Trek: The Next Generation non si adattava bene al  formato cinematografico, in quanto più intellettuale ed incentrata sull’introspezione, rispetto alla TOS. Questa visione riflessiva ed enfatica dello show fu tralasciata nei film, in favore dell’azione e della vasta commedia, le quali non furono un  punto di forza per l’equipaggio di Jean-Luc Picard.

Dopo questi deludenti risultati, le speranze di una buona ripresa furono riposte nel 2001 in Star Trek: Enterprise, una serie prequel ambientata circa un secolo prima degli accadimenti visti nella TOS.

L’Enterprise capitanata da Archer, interpretato da Scott Bakula, non riuscì a decollare come avrebbe dovuto, vacillando tra storie riguardanti il primissimo periodo della Federazione, aggrovigliandosi in malo modo su trame relative ad una guerra temporale. Terminò il suo ciclo ben presto, cancellata nel 2005 alla sola sua quarta stagione.


Ma il produttore Rik Berman non volle arrendersi e propose alla Paramount un film ambientato all’interno dell’accademia della Flotta Stellare, con una versione più giovane dei veterani Kirk e Spock, proposta che fu comunque bocciata.

Durante questa lunga pausa, l’universo di Star Trek fu diviso in due: la Paramount mantenne i diritti cinematografici, mentre quelli televisivi spettarono alla CBS. Questa dicotomia, purtroppo, comportò una mancanza di sinergia tra i futuri film e le serie televisive. Una ulteriore piaga su un franchise già ferito a morte.


Nel 2009 arrivò un certo JJ Abrams con il suo Star Trek: Il futuro ha inizio, per raccontare una versione alternativa dell’equipaggio della USS Enterprise NCC 1701, seguirono Into Darkness nel 2011 e Beyond nel 2016, film quest’ultimo che sembrerebbe aver chiuso il ciclo Kelvin, anche a  causa di un non buon risultato al botteghino.

I Film Reboot, ambientati nel Kelvinverse, sono senza dubbio attraenti sotto il punto di vista dell’azione e dello spettacolo, ma hanno abbandonano i temi più importanti che rendono unico Star Trek, mancando di quell’aspetto meditativo e introspettivo caro a Gene Roddenberry.

Attualmente CBS, al contrario di Paramount, sembrerebbe aver preso il percorso opposto. Discovery, così come l’imminente spin-off dedicato a Picard, sono profondamente radicati nel passato del franchise, avendo con questo forti legami e connessioni, anche se possono essere fruiti da un nuovo pubblico senza alcun problema.
 
Piuttosto che puntare su una vasta platea, CBS sta cercando di abbracciare l’appeal di nicchia, cercando nel contesto di avvicinare nuovi fan, anche grazie alla sua nuova piattaforma streaming  CBS All Access, che sta radicando in buona parte del globo.

Star Trek: Discovery, dopo una discutibile e sofferta prima stagione, è stata accolta favorevolmente e calorosamente dai vecchi e nuovi fan, grazie anche ad un gradevole e ben studiato ritorno al passato.

Star Trek: Picard ha un grande potenziale, grazie a Patrick Stewart nei ritrovati panni di Jean-Luc Picard. "Picard" è infatti la prova della duratura  popolarità di The Next Generation, una delle serie con più alta rotazione sulle varie emittenti mondiali.

Il produttore Alex Kurtzman ha promesso che il nuovo spin-off  rappresenterà una serie più psicologica e meditativa rispetto a Discovery. Ciò non potrebbe essere più che appropriato, in quanto questo tipo di narrazione, con questo personaggio, è ciò che ha trasformato Star Trek in un’istituzione americana.

Non c’è alcuna garanzia sul successo di  Star Trek: Picard, ma  la CBS, come ormai sappiamo da tempo, ha in cantiere molti altri progetti, tra cui due serie animate ed una dedicata alla Sezione 31, con protagonista Michelle Yeoh nel panni dell’imperatrice Philippa Georgiou.

Concludendo, CBS sembra comprendere l’attrattiva fondamentale di Star Trek sul pubblico e, anche nel caso inciampasse lungo la strada, tutto quello che deve fare, per non commettere vecchi errori, è guardare indietro di un paio di decenni, per  capire come evitare di soffocare uno dei franchise più longevi della storia della fantascienza.

Fonte Screenrant
Le idee, le considerazioni e le opinioni espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista di Screenrant.com e non per questo rispecchiano del tutto quelle della redazione di Extra Trek.




1
USS.DiscoverySiate intrepidi,
Siate audaci,
Siate Coraggiosi
Christopher PikeJean-Luc PicardIl comando pensa che i disadattati siano utili
Ci tengono occupati.
Chi è strano è divertente
Philippa Georgiou

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